COMUNICATO RINVIO INIZIO ANNO ACCADEMICO
Sarebbe assolutamente inutile negare come il nostro Ateneo, ma in concreto tutto il panorama accademico nazionale, sia attraversato da profonde perplessità e da notevole scontento per quelli che sono gli effetti a breve e a lungo termine ipoteticamente prodotti dal DDL 1905 (comunemente detto Decreto Gelmini). E anzi dare voce anche all’interno dell’Università di Palermo agli effetti negativi che tale intervento potrebbe arrecare alla qualità del livello della nostra formazione e della ricerca è doveroso. Tanto più perché ciò non concerne solo il nostro futuro ma anche quello del sistema-paese.
Premesso ciò, il Senato Accademico ha infatti lanciato, con una sua delibera, un chiaro messaggio politico, dichiarando la propria solidarietà alla protesta, evidenziando i punti critici della riforma che mortifica il lavoro dei docenti e dei ricercatori che realmente hanno a cuore l’insegnamento, e rende ancora più incerto il futuro dei giovani studenti e laureandi. Pur tuttavia nel decidere lo slittamento dell’A.A. in una data da stabilire, nel periodo che va dal 15 Ottobre all’8 Novembre, ha dato spazio alla discrezionalità dei singoli Cdf, evidenziando quindi l’esistenza di un principio di autonomia di ogni facoltà, sovrana nelle sue decisioni.
- Questo per vari motivi, e primo tra tutti, perché gli organi di governo non vanno confusi in alcun modo per prerogative e finalità. Il S.A. deve ovviamente prestare attenzione a dinamiche e ad andamenti che riguardano l’Ateneo tutto, quindi ad un livello di generalizzazione abbastanza vasto, sarebbe impensabile che le decisioni di tale organo fossero dodici, ognuna della quali diversificata e relativa al caso concreto di ogni facoltà.
- Inoltre si è apprestata non solo una soluzione che tenesse conto del dato politico, ma anche di quello prettamente organizzativo, tenuto conto che le facoltà maggiormente in difficoltà, poiché il carico didattico grava maggiormente sui ricercatori, saranno costrette a rinviare l’inizio dell’A.A. non potendo avviare lo svolgimento regolare delle attività didattiche. Quindi reputiamo più che giusto che la decisione del S.A. sia stata improntata ad un sostegno alla legittimità del malcontento.
Ciò non significa che i singoli casi concreti siano assimilabili. Giurisprudenza vive una situazione per molti versi lontanissima da quella di altre facoltà come Lettere, Scienze o Ingegneria ecc.. E sarebbe totalmente avvilente per la sua unicità pensare il contrario, com’è avvenuto durante l’ultimo consiglio di facoltà, durante il quale, deliberando lo slittamento dell’inizio dell'anno accademico al 15 Ottobre si è scelta una forma di protesta non solo dall’efficacia alquanto dubbia, ma anche penalizzante per gli studenti. Ad oggi, gran parte del carico didattico nella nostra facoltà, è soddisfatto dai docenti, effettivamente quindi nulla ostava dal punto di vista organizzativo all’immediato e regolare avvio dell’Anno Accademico (ovvero partendo il 27 Settembre 2010).
Per tale motivo ad oggi si è sostanzialmente creato un paradosso, il consiglio di facoltà si è “vergognato” di un dato di fatto, e cioè di essere stati, per una volta, l’eccezione virtuosa del nostro Ateneo.
Ciò ha portato alla nascita di tre diverse proposte operative:
I) Deliberare lo slittamento dell’A.A. al 15 Ottobre, permettendo all’autonomia del singolo docente di svolgere, nel periodo intercorso tra il 27 Settembre e il 15 Ottobre , attività didattiche alternative alle regolari lezioni, ovvero seminari o corsi di introduzione alle singole materia (pur tuttavia non computabili tra le ore di “lezioni frontali”)
II) Deliberare lo slittamento dell’A.A. al 15 Ottobre, non lasciando tale autonomia e anzi obbligando i docenti più volenterosi ad astenersi dallo svolgimento di tali attività.
III) Deliberare il regolare avvio dell’A.A. (27 settembre), non intaccando in alcun modo il regolare svolgimento di lezioni ed esami, lasciando tuttavia margini per lanciare un messaggio di sostegno alla protesta con forme alternative.
L’intero corpo docente a parte qualche eccezione si è diviso tra le prime due proposte. Ma cosa ancor più grave, abbiamo assistito ad una diaspora delle forze della rappresentanza studentesca, che in qualche modo doveva assestarsi sulla posizione meno lesiva per gli interessi degli studenti.
La gravità sta principalmente nel fatto, che una parte della rappresentanza studentesca si è svestita del proprio compito di ultimo baluardo dei bisogni degli studenti troppo spesso ignorati e calpestati, calandosi forse eccessivamente nel ruolo di parlamentari espressione di una sola parte politica. I rappresentanti del Forum studentesco Lybra (Mirko Romano, Fabio Agnello, Laura Cocita, Cristina Felici, Vincenzo Lodato) congiuntamente a quelli di Unitrapani (Giorgio Cammilleri e Marzia Patti) hanno scelto ancora una volta di remare controcorrente, fermamente convinti che tra le strade da percorrere la discriminante non dovesse essere l’adesione astratta ad una protesta con uno strumento (slittamento dell’A.A.) valido per altre realtà ma non per la nostra, ma il giudizio concreto e pragmatico sugli effetti che ogni decisione avrebbe avuto sui fruitori ultimi del servizio ovvero sugli studenti. E ovviamente ci siamo rivolti ad appoggiare il regolare svolgimento delle attività didattica in modo da garantire il DIRITTO a beneficiare regolarmente di LEZIONI ed ESAMI, cercando strumenti di protesta, più idonei ed efficaci relativamente alla realtà che la nostra facoltà vive, e che certamente non riusciamo ad individuare nello spostamento pretestuoso nel tempo delle lezioni, che potrebbe mettere a repentaglio appelli e sessioni d’esame. Su tale posizione ci siamo assestati in maniera compatta e sicura, raccogliendo il sostegno anche di Azione Universitaria e dell’ASIP.
I restanti consiglieri espressione dei gruppi: UDU - Contrariamente - MdU - Studenti di sinistra per la partecipazione - Fuori in sede – Popolo Universitario si sono divisi tra le due restanti posizioni, entrambe accomunate dalla volontà di posticipare l’inizio dell’A.A.
Si è scritta a nostro parere una brutta pagina nella storia della rappresentanza studentesca, visto che una sua ampia parte ha rinunciato al ruolo di garante degli studenti, chinandosi a logiche che sono altre rispetto alle necessità della comunità studentesca, e forse maggiormente legate alla retorica, alla partitica e alla simpatia o meno nei confronti di questo ministro o di quel governo.
Fermamente convinti della legittimità della protesta nei confronti dei governi che non investono nella ricerca e nel futuro, siamo però altrettanto inamovibili sulla sicurezza che fare rappresentanza significhi assumersi la RESPONSABILITA’ di saper scegliere di tutelare gli interessi concreti degli studenti sempre e comunque, cercando forme di protesta che non incidano e ledano la dignità e la pienezza del loro diritto allo studio.
Forum studentesco Lybra - Marco Perconti [Senatore Accademico], Mirko Romano [Consigliere degli studenti], Fabio Agnello [CdF], Laura Cocita [CdF], Cristina Felici [CdF], Vincenzo Lodato [CdF], Giorgio Cammilleri [CdF Unitrapani], Marzia Patti [CdF Unitrapani] |